Trasformazione digitale e nuove abitudini di lavoro.

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Una riflessione sul processo in corso nel panorama della professione forense.

di Elisa Vignieri

foto dal web

Più volte annunciato in chiave avveniristica-profetica, il cambiamento in atto nel mondo del lavoro, non è mai stato tanto più evidente. 

Che lo scenario complessivo del contesto lavorativo stia cambiando è innegabile, al suo interno il lavoro è già agile prima ancora che la legge lo riconosca tale.

D’altra parte, e lo si sa, società e strutture organizzative evolvono, secondo logiche e ritmi intimamente connessi all’evoluzione di fattori sociali, culturali ed economici che un attimo dopo necessitano del giusto apprezzamento, propedeutico alla loro stabilizzazione.

In questo contesto, che assume un andamento a tratti rivoluzionario, protagonista indiscussa è lei: la Digital Transformation che con destrezza e determinazione, impone ai lavoratori resilienza e adattabilità al cambiamento, flessibilità e dinamismo della struttura organizzativa.

Esigenze nuove veicolate dal driver Tecnologia introducono altri modi di concepire la collaborazione tra lavoratori, stravolgono il concetto di ambiente di lavoro, finanche riformulando un vocabolario ricco di parole che anticipano l’evoluzione in corso.

Termini come remote working, descrivono il lavoro svolto dal dipendente o dal professionista in un qualsiasi luogo diverso dal suo ufficio, sia esso, un caffè, una sala o più semplicemente casa propria; Coworking si riferisce piuttosto, ad uno stile innovativo basato sulla condivisione dello spazio tra coloro i quali potrebbero dirsi “nomadi” del lavoro in quanto, portati a viaggiare frequentemente e a rendere il proprio ufficio trasportabile.

Su quest’onda l’ambiente di lavoro ridisegna la sua struttura perdendo progressivamente materialità e accrescendo la componente digitale.

I supporti tecnologici, infatti, si ergono ad elementi essenziali, permettendo alle informazioni di viaggiare sul sempre più efficiente binario della connessione ad internet.

Professioni apparentemente non trasportabili entro la dimensione virtuale, si adattano mano a mano al cambiamento, riformulando stile e abitudini lavorative. 

Concreta è in tal senso, la testimonianza resa dal comparto forense, procedendo anch’esso, ormai da anni, verso l’adeguamento digitale degli iter burocratici in presenza con quelli telematicizzati.

Software specificatamente ideati per la gestione delle pratiche di cancelleria consentano agli operatori del diritto il deposito di atti e di documenti processuali tramite una circolazione meramente virtuale che sostituisce, sul portale, le formalità connesse al deposito cartaceo.

Di recente l’emergenza epidemiologica ha reso concreta una circostanza, che qualche anno prima, sarebbe apparsa surreale ai più.

Ed invero, rendere efficiente la celebrazione virtuale dell’attività d’udienza ha richiesto ai giuristi un impegno apprezzabile volto al superamento delle reticenze comprensibilmente connesse alla natura dell’istituto processuale.

Innegabili ed inevitabili i dubbi che ostacolano la prospettazione futura del consolidamento di questa prassi , “udienza on line” , eccezionalmente inaugurata in ambito processuale, che tuttavia, ha offerto e  offre uno spunto di riflessione costruttivo sotto svariati aspetti.

Ci si sofferma, ad esempio, sull’importanza di un protocollo che tenga conto degli imprevisti e delle criticità connesse alla trasmissione da remoto dell’attività processuale o all’espletamento dell’attività di cancelleria; della necessità di un sistema di connessione affidabile che non pregiudichi l’efficienza dello strumento telematico utilizzato, ma ancor prima, della imprescindibilità di una regolamentazione normativa che faccia fronte alle potenzialità di un  sistema ancora in buona parte sconosciuto.

Sott’altro profilo, quello prettamente lavoristico, l’operatore del diritto e il professionista più degli altri, si accinge a rivalutare il luogo adibito alla propria attività lavorativa, nonché le esigenze da esso scaturenti.

Le pareti degli uffici e degli studi professionali paiono assottigliarsi aprendosi a contesti diversi che accolgono forme nuove di organizzazione del lavoro.

E se per un verso la socialità professionale e il ritmo della giornata di lavoro tipo patisce le conseguenze dell’isolamento dovuto alle restrizioni anti-contagio, per un altro, l’occasione è buona per riconsiderare le opportunità connesse ad una forma alternativa possibile di una parte dell’esercizio della professione, condizionata a fattori quali, la larghezza la banda di connessione, l’efficienza dei sistemi di autenticazione digitale e la funzionalità dei portali telematici.

Un’ evoluzione, dunque, delle forme e dello stile di lavoro, carica di pro e contro come ogni cambiamento che si rispetti, ma in sé per sé innegabile e non altrimenti trascurabile.

In questo senso, è auspicabile che le categorie direttamente coinvolte maturino consapevolezza del processo in atto e ne approfondiscano le potenzialità, e ciò sia in vista della necessità di gestirne le applicazioni pratiche, sia rispetto l’opportunità o la necessità, dipende dal caso, di preservare la natura di tutte quelle attività la cui esperibilità non è trasportabile entro una dimensione diversa da quella reale.

Elisa Vignieri Avvocato del Foro di Palermo

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